giovedì 5 febbraio 2009

Nati digitali, tendenze di una generazione senza avi.


"Nati digitali, tendenze di una generazione senza avi" è il titolo del convegno tenutosi, il 28 novembre scorso, all'Accademia dei Lincei di Roma e organizzato da Media Duemila e dall'Osservatorio TuttiMedia con la collaborazione della Fondazione Ugo Bordoni. Innanzitutto chi sono i Nati Digitali? Sono i tennagers tra i 14-18 anni, anzi gli "screenagers" come li definisce Derrick de Kerckhove, massmediologo canadese, riferendosi al fatto che "lo schermo è diventato il punto privilegiato d'ingresso per la loro mente. I Nati Digitali - afferma - si spostano letteralmente in rete e c'è un’evidenza neurologica di differenze tra chi usa Internet e chi no". Infatti questa generazione non ha avi, non ha precursori, si distinguono dagli "Immigrati digitali", coloro che che sono nati prima di Internet e che faticano a comprendere una realtà che per giovanissimi e adolescenti è invece naturale, scontata. Kerckhove li definisce anche "multitasking", in grado di seguire più cose contemporaneamente. "Sono transculturali, globali e aggreganti virtualmente".

I Digital Natives usano Internet e il web come "media che mediano le relazioni umane", afferma Michal Wesh docente della Kansas University, basti pensare che nel 2008 nel giro di pochi mesi il numero di utenti su Facebbok, uno dei più popolari social network, è passato dai 500 mila iscritti iniziali ai 3 milioni attuali. Ed è proprio a questa utenza giovanile che si indirizzano le nuove tecnologie che mirano a spostare l'interattività e la creatività della singola persona anche su Tv e cellulari.

Fondamentali devono essere le Imprese Editoriali che hanno il compito di affiancare all'evoluzione tecnologica un'evoluzione dei contenuti per impedire che questa "screengeneration" cada in mano alla "tecnocrazia". Come sostiene Paolo Liguori è urgente "un'alfabetizzazione informatica" della precedente generazione in modo che possa fungere da ponte e da guida, almeno per i contenuti, ai Nativi Digitali.

Tvere in piena e i video sul web.


Era il 12 dicembre scorso quando, dopo 48 ore ininterrotte di pioggia, Roma ha rischiato di restare paralizzata dall'acqua. L'ondata di mal tempo ha causato fortissimi disagi in tutta Italia, ma è nella capitale e dintorni che si è avuto il peggio. Il Tevere ha registrato il livello più alto degli ultimi anni innalzandosi di circa quattro centimetri l'ora e raggiungendo in serata i 12 metri e 49 centimetri. Secondo la Protezione civile regionale la soglia critica è di 14 metri. Momenti di paura e tensione nei pressi di Castel Sant'Angelo dove contro l'omonimo ponte si è "schiantato" un barcone che, trascinando una barca più piccola e una piattaforma che fungeva da ristoro, ha ostruito tre delle cinque arcate del ponte.

Ma se il Tevere ha resistito, non si può dire la stessa cosa dei suoi affluenti. Gli argini dell'Aniene hanno ceduto alla forte pressione dell'acqua inondando le strade periferiche della capitale; la Tiburtina, allagata, è stata chiusa al traffico all'altezza di ponte Mammolo e alcune abitazioni sono state evacuate.

I disagi stradali sono stati favoriti anche dal mal funzionamento del sistema fognario che ha provocato la fuoriuscita dell'acqua dai tombini.
Nonostante l'invito del sindaco, Gianni Alemanno, a restare a casa, sono stati moltissimi i curiosi a seguire e immortalare con foto e video l'evolversi della situazione a Roma. E proprio grazie alle riprese amatoriali, che in pochissimo tempo hanno cominciato a girare in rete su Youtube, oggi abbiamo una testimonianza di quelle ore; sono le espressioni spontanee degli spettatori a colpire di più.

mercoledì 4 febbraio 2009

WEB 2.0 dalla Casabianca al Vaticano.


Nello scenario attuale dove il modo tradizionale di fare politica sta rivelando la sua inadeguatezza all'evolversi dei tempi, Internet sta diventando il nuovo mezzo di sintesi dell'opinione pubblica e di espressione della volontà popolare.
Era il 2002 quando Trent Lott, leader della maggioranza repubblicana al Senato, fu costretto a dimettersi in seguito alle polemiche nate tra i blogger statunitensi, contrariati dalle sue considerazioni favorevoli alla segregazione raziale. Se questo episodio può essere sconosciuto ai più, di certo non lo è l'imponente campagna elettorale del neo eletto presidente americano Barack Obama.
Il 44° presidente degli Stati Uniti, il primo di colore, ha sconfitto il rivale repubblicano John Mcain anche grazie al grandissimo consenso raccolto in rete. Tutto è iniziato con la creazione di un profilo personale nei principali social network, Facebook e Myspace, è poi attraverso il sito ufficiale , dove sono stati inseriti il programma elettorale, uno store per acquistare gadget, uno box per le donazioni e molto altro, che si è gestita la campagna on line. E non finisce qui, Obama ha reso pubblicamente consultabili i sui documenti su Scribd , ha creato un canale tv on line, Baracktv, un profilo su Flickr che raccoglie 53.526 foto e, ovviamente, è presente anche su YouTube.

I risultati? I numeri parlano da soli: circa 2 milioni e 382 mila sostenitori su Facebook contro i 620 mila di Mcain, 18 milioni di clic sul canale YouTube contro i 2 milioni per il suo rivale, ma soprattutto grazie al web Barack Obama è riuscito a raccogliere 600 milioni di dollari con cui ha pagato parte della campagna elettorale. Ma oltre alle grandi cifre la vera novità, il vero cambiamento, di queste ultime elezioni americane è stato raggiungere tutto il popolo(e non solo quello americano), dalle grandi metropoli alle periferie, attraverso Internet, una realtà virtuale che evidentemente di virtuale ha solo i linguaggi di scrittura e che dietro nasconde gente comune con la voglia di esprimere liberamente le propire opinioni e di farle pesare. Gente comune che cerca una diversa e reale partecipazione politica e che desidera conoscere, non solo dal punto di vista ideologico e politico, ma soprattutto umano, chi dovrà rappresentarla.

E l'Italia di fronte a tutto questo come ha reagito? Intanto bisogna considerare che da noi la parola blog si è elevata all'attenzione dei media soltanto nel 2003 - nonostante i primi blog e la prima piattaforma italiana, Splinder, esistessero già dal 2000 - inoltre finora non ci sono stati esempi di utilizzo della rete paragonabili all'esperimento americano di Obama. Paolo Gentiloni, Antonio Di Pietro e Linda Lanzillotta sono stati i primi politici italiani ad aprire un blog personale e durante la campagna elettorale del 2006 c'è stato il tentativo fallimentare di Romano Prodi di creare un blog, chiuso dopo cinque settimane per carenza di post. Ma qualcosa sta cambiando. Dopo il caso Beppe Grillo che nel 2005 è riuscito attraverso il suo blog ad entrare nel dibattito politico nazionale,(criticando la presenza in Parlamento di uomini in attesa di giudizio)suscitando sia polemiche che consensi, oggi il ministro più attivo in rete è senz'altro Mariastella Gelmini. Oltre ad avere un suo profilo personale su Facebook è presente anche su Youtubee proprio attraverso questo canale video ha scelto di comunicare con i ragazzi, utilizzando i loro mezzi e i loro linguaggi, alla ricerca di un confronto.
E' del 24 gennaio l'ultimo video pubblicato con cui, oltre ad annunciare le materie scelte per la seconda prova degli esami di Stato, il Ministro dell'Istruzione esprime l'intenzione futura di eliminare la soggettività di giudizio che caratterizza le singole commissioni, considerando le prove d'esame come test internazionali.


L'ondata di rinnovamento portata dal web è giunta anche inVaticano.In seguito al convegno per le Comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana è stata annunciata l'apertura di un canale del Vaticano su Youtube, Vaticanit's channel, al fine di offrire "una copertura informativa delle principali attività del Santo Padre e degli avvenimenti vaticani più rilevanti". "Internet va visto come un vero dono per l'umanità e la rete come uno strumento per promuovere solidarietà umana, pace e giustizia, diritti umani e rispetto per la vita", si è espresso così Benedetto XVI in occasione della 43° giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali.

martedì 3 febbraio 2009

Seven Pounds - Sette anime


Non ho mai scritto una recensione di un film e non pretendo che questo post venga considerato tale, ma questa volta voglio dire la mia!! Sono andata a vedere Sette anime per due motivi precisi: primo per curiosità verso il lavoro di un regista italiano ad Hollywood, secondo per sfatare le numerose critiche giunte proprio dall'olimpo del cinema internazionale. Sette anime, la seconda collaborazione tra Gabriele Muccino e Will Smith, è davvero un bel film.
Belle le riprese che alternano immagini mosse e sfocate, campi lunghi e primi piani, con una lentezza, per alcuni la pecca del film, che conferisce la giusta drammaticità. Bravi gli attori, specialmente i due protagonisti Smith e Rosario Dowson,la cui recitazione si basa prevalentemente sugli sguardi e sulle espressioni del volto. Infine bella la sceneggiatura che,
"per un mondo intriso fino all’inverosimile di superficialità, egoismo, leggerezza (nel senso negativo del termine), mancanza di ideali, incapacità di provare sensi di colpa per qualsiasi azione commessa, le più gravi incluse",
(Luisa Scarlata)risulta esagerata e inverosimile.
Certo nella realtà nessuno si toglierebbe la vita per donare i propri organi a sette perfetti sconosciuti, malati e bisognosi di aiuto, divenuti importanti casualmente perchè idonei al proprio progetto di redenzione.(Ben Thomas dopo aver causato un incidente stradale in cui muoiono sette persone, fra cui la bellissima moglie, decide di sacrificare la propria vita aiutando in tutti i modi, soprattutto con la donazione degli organi,sette sconosciuti) Ma, a parer mio, l'idea di Muccino è un grande omaggio alle tante persone che nella "vita vera" decidono di donare i propri organi nell'anonimato e senza platealità. Riguardo il ruolo di Will Smith,Ben Thomas nel film, contro cui si sono scagliati i critici americani solo perchè seguace di Scientology, posso dire che un altro attore al suo posto non avrebbe reso lo stesso risultato.
Se questo film fosse stato prodotto prima diAlla ricerca della felicità, esordio hollywoodiano di G. Muccino, credo sarebbe stato considerato un capolavoro dai critici statunitensi, questo perchè ogni regista si giudica anche dai lavori precedenti, ma è giusto anche che ogni opera venga valutata per quello che esprime in sè.

sabato 24 gennaio 2009

Essere Invisibili..


Ho girato queste immagini casualmente e solo in seguito ho deciso di montarle e metterle in rete..Vedo queste persone tutti i giorni, perchè tutti i giorni attraverso questo ponte per andare in Università. Sono lì, sempre negli stessi posti come se gli fossero stati assegnati, come se fossero la loro casa. C'è la signora sotto gli alberi che ha costruito un piccolo "mondo", il suo "mondo", fatto di cartoni e di giornali e poi c'è il mimo, immobile nelle sembianze di una statua, all'ingresso di un ospedale. Sono diversi i barboni di Roma, ognuno con ruolo preciso perchè non tutti elemosinano soldi per necessità, alcuni sono per strada forse per una scelta di vita. Ogni giorno guardandoli immagino il loro passato perchè anche loro avranno un nome, avranno avuto una famiglia, magari anche un lavoro.. perchè, anche se non tutti lo credono, sono come noi!!

venerdì 28 novembre 2008

SANDRO CURZI SI RACCONTA..


Alle 11.47 di lunedì si sono svolti, nella camera ardente allestita in Campidoglio, i funerali di Sandro Curzi, morto a Roma, sabato 22 novembre, all’età di 78 anni.
Tutti i mezzi di comunicazione, giornali, emittenti televisive e radiofoniche, hanno ricordato la vita e la carriera lavorativa di quest’uomo. Un uomo impegnato sì nella politica, ma come giornalista e cittadino, non come “politicante”. Forse proprio questo suo accostarsi al potere mantenendo sempre la giusta distanza di sicurezza - ‹‹io sono solo un modesto cronista, non ho mai fatto il parlamentare›› - affermò lui stesso, gli ha permesso di restare sempre coerente a quella fede comunista che ha animato e guidato tutta la sua vita dall’età di quattordici anni, quando ricevette per la prima volta la tessera del Pci.
In un’intervista rilasciata ad Ilaria D’Amico, il 23 maggio 2007, per la trasmissione Exit in onda su LA7, Curzi ripercorre le tappe più importanti della sua vita, dall’amore per il comunismo all’altro grande amore: la Rai e soprattutto la Terza Rete, a cui dà vita nel 1976 insieme a Biagio Agnes e Alberto La Volpe, rimanendo nella redazione del Tg3 per sedici anni, prima come condirettore e poi dal 1987 come direttore.
Curzi se avesse dovuto attribuire un titolo alla Rai del 2007, questa la domanda che apre l’intervista, l’avrebbe definita ‹‹Una nave in una grande tempesta››, risposta a mio avviso valida anche per la situazione attuale. Una tempesta in cui al ministro dell’allora governo di centro sinistra, Padoa Schioppa, che aveva espresso nella Commissione di Vigilanza la volontà di “mandare a casa tutto il Cda”, Curzi aveva risposto che era ‹‹una cosa difficilissima perché si doveva rieleggere l’intero Consiglio›› che con quella ‹‹Commissione di Vigilanza sarebbe stato di schiacciante maggioranza di centro sinistra e, in un paese politicamente diviso in due, ci voleva un Cda equilibrato e responsabile››.
L’attenzione del discorso si sposta sul servizio pubblico televisivo e alla domanda se questo debba essere svolto solo dall’emittente pubblica, quindi la Rai, Curzi risponde che: ‹‹tutti quelli che fanno televisione devono sempre pensare di fare servizio pubblico. Io – aggiunge – ho sempre lavorato nella carta stampata e ho sempre fatto giornali schierati come “l’Unità” e “Paese Sera”, con una precisa identità. Ma la televisione è diversa perché entra in tutte le case, quindi noi che facciamo giornalismo dobbiamo sapere che abbiamo una grande responsabilità. In questo senso è tutto servizio pubblico››.
In riferimento al rapporto fra televisione e politica – il giornalista non sopportava gli interventi fulminei e sintetici che gli uomini politici danno ai microfoni dei vari Tg fra una riunione e l’altra, visti come disinformazione piuttosto che informazione – viene citata Tele Kabul. Così fu soprannominato il Tg3 di Curzi, un nomignolo affatto dispregiativo per il giornalista che fa notare, per smentire la sua unidirezionalità politica, ai microfoni della D’Amico, che ‹‹Tele Kabul era il telegiornale preferito dall’allora fronte della gioventù, che era l’organizzazione giovanile del Movimento socialista italiano››.
Sandro Curzi, nella sua lunga carriera, collaborò anche con “Radio Praga”, in realtà chiamata “Radio oggi in Italia”, che trasmetteva da Praga. ‹‹In Italia c’era il monopolio così il Pci tentò di fare questa radio, cominciava con l’inno di Mameli e finiva con l’inno dei lavoratori, c’era un giornale radio e alcuni programmi. Avevamo dei corrispondenti fra gli italiani che lavoravano in Germania e in Belgio; era molto ascoltata tra gli operai che vivevano all’estero››.
L’intervista si conclude con una riflessione sul Pci e sulla negazione da parte di molti “compagni” di non essere comunisti, ‹‹io – risponde – tranquillamente dico che sono comunista, anche se penso che tante cose sono cambiate profondamente, penso che abbiamo fatto anche dei grandi disastri e dei grandi danni. Il Socialismo Reale, Stalin, io c’entro poco con questo. I crimini fatti dal Socialismo Reale sono crimini seri e però che non inficiano affatto le idee di libertà e di uguaglianza››.
C’è una riflessione anche per l’allora neo eletto, Presidente del Consiglio francese, Nicolas Sarkozy, per Curzi ‹‹un uomo con cui i giovani faranno i conti per un lungo periodo perché finalmente è un giovane, ed è un giovane molto fiero e molto deciso. Ho apprezzato una cosa che ha detto in campagna elettorale: “sono un Gramsci di destra”. È straordinario che un francese citi un italiano, Antonio Gramsci, che molti politici italiani hanno paura a citare perché era un comunista, fondatore del Pci››.
Anche se diciotto minuti, questa la durata dell’intervista, sono certamente riduttivi per comprendere a fondo una persona, e a prescindere dalle ideologie politiche di ognuno di noi, si può ribadire quello che ormai è scritto su tutti i giornali: con la morte di Sandro Curzi si è spenta una figura importante nel mondo del giornalismo e della comunicazione.

venerdì 17 ottobre 2008

c'è chi esulta per la vittoria e chi... per il fallimento!


Marzo 2008: le trattative per l’acquisto di Alitalia da parte di Air France per due miliardi e mezzo, più risanamento dei debiti e investimenti futuri per il rinnovo dei velivoli, si bloccano per i numeri eccessivi: 2150 gli esuberi, 3000 i precari da “rispedire” a casa. Settembre 2008: la trattativa con Cai, l’ultima di una lunga serie, fallisce per solo 1000 persone tra piloti e assistenti di volo che, appoggiati dalla CGIL e da sei sigle sindacali autonome, rifiutano di firmare per non perdere i loro privilegi. Le immagini proposte mostrano la felicità del personale di volo alla notizia della rottura delle trattative. Baci, abbracci, lacrime di gioia, ma soprattutto cori da stadio tipo “meglio falliti che in mano a questi banditi”. Il clima è quello di una grande festa per una grande vittoria, in realtà la vittoria è di pochi, mille persone, rispetto al fallimento di un’intera azienda di cui fanno parte…Cosa hanno vinto? Ottobre 2008: trattative riaperte, l’acquirente è sempre Cai e le modifiche contrattuali sono esigue. Piloti e assistenti di volo hanno firmato!!